
Sequential Narratives (Narrazioni Sequenziali).
I profumi, gli odori, i rumori ovattati della città che dorme lasciano il posto a quello di caffè e cornetti caldi, accompagnati dal suono delle saracinesche che si alzano, l’arrivo dei giornali. La luce dell’alba percorre Rivonia Road fino ad incontrare il Gautrail Hotel su per la facciata curva scivolando tra il vetro e il cemento, fino a una finestra del sesto piano, dove Joseph e Anna sono avvinghiati l’uno al corpo nudo dell’altra.
La luce della mattina fa capolino attraverso la stanza, ricoprendo da prima la poltrona di pelle rossa messa lì per ammirare la vista ma spesso e volentieri usata peraltro. Per poi scivolare sulla moquette bicolore beige e marrone coperta di vestiti, sorpassa le coperte raggiungendo la scrivania bianca accompagnata da una sedia dello stesso colore finita a terra, supera velocemente i due amanti dirigendosi verso la porta a vetri del bagno.
Il telefono sul comodino ricorda a Joseph che la notte è finita. Lo ignora e posa lo sguardo sul viso addormentato di Anna, i capelli biondo paglia tutti arruffati le incorniciano il viso sottile dai tratti graffianti, un sorriso radioso le illumina il volto, il trucco sbavato competa il tutto.
Il pensiero di baciarla e svegliarla per poter riprende da dove la stanchezza li ha interrotti riempie la sua mente.
«Ti amo, resta» La voce malinconica di Anna rompe il silenzio.
«Non lasciarmi».
Joseph con un movimento brusco si mette a sedere sul bordo del letto, ignorandola e lasciando scorrere lo sguardo nel vuoto della città.
Il sole è ormai arrivato al minibar quando Joseph lo raggiunge superando il disordine della sera prima. Vuota un mignon di bourbon con un unico sorso, ne afferra subito un’altra ma si ferma ad osservare nuovamente il corpo nudo Anna avvolto nel lenzuolo.
le piastrelle a scacchi bianche e nere che ricoprono il pavimento del bagno sono fredde ma non quanto l’acqua che si butta sul viso cercando di tornare alla realtà, anche se per poco. Il profumo di lavanda precede il suo riflesso, sfoggia un caloroso sorriso che accompagna il lenzuolo legato alla bene e meglio.
«Doccia» Chiede Anna indicando entrambi.
Joseph le risponde con due parole che in quel momento non possono che sembrare false a entrambi «Oggi no».
Quando Joseph torna nella camera Anna è seduta sulla poltrona intenta a sonnecchiare, indossa i suoi boxer è un raffinato reggiseno in pizzo nero di Victoria Secret.
«La doccia è tutta tua».
Anna si avvicina a Joseph, obbligandolo a incrociare i suoi occhi azzurri. Compie un giro intorno a lui passandogli una mano sul petto bagnato fino a stringerlo a sé, premendogli i seni sulla schiena.
La afferra regalandole un bacio sulla mano, sul polso, sulla spalla, sul collo, infine sulle labbra. La solleva dolcemente prima di immergerla nella vasca e godersi ridendo gli insulti ricevuti coperti dallo scroscio dell’acqua.
Recupera in fretta i suoi vestiti sparsi in giro, assicurandosi di mettere quelli di Anna sul letto.
Finalmente raggiunge la porta, quando una voce sconsolata lo blocca «scappi».
Tiene lo sguardo fisso davanti a se «si».
«Come vuoi» aggiunge con una nota di sarcasmo nella voce «Salutami Maya e le bambine».
Joseph rilassa i muscoli delle spalle prima di continuare gli odiosi convenevoli «Salutami tuo marito».
Anna si avvicina lasciando impronte bagniate sulla moquette solo per rifilargli un bacio sulla guancia come ammonizione «questa volta ricordati di pagare l’hotel».
Con un filo di voce quasi come se non volesse sapere la risposta si lascia scappare «perché ti amo».
Pentitosi della domanda ricambia il bacio, prima di sparire nella luce del giorno.